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                FRANCESCHELLI GIOVANNI SCULTORE E PITTORE

Giovanni Franceschelli nacque il 01/07/1909 a Celenza sul Trigno, ove trascorse tutto il periodo dell'infanzia, insieme ai genitori: Angelo Antonio Franceschelli e Berenice Javicoli. Ben presto dimostrò la sua abilità artistica: creò sculture, eseguite sfruttando tutti i materiali di cui disponeva: l'impasto del gesso, o l'argilla della vicina "Pincera", la pietra del fiume Trigno o la neve d'inverno. E fu la neve, per mezzo della quale riuscì a stupire, a sorprendere il paese. Infatti nell'uscire dalla chiesa, dopo la santa Messa della domenica, i compaesani trovavano spesso, realizzato in neve ghiacciata, un busto, dalle dimensioni di uomo adulto, raffigurante uno di loro, nel bel mezzo della piazza, antistante la chiesa madre. Come non ricordare anche il San Donato, al centro della Villa comunale: un intero blocco di ghiaccio scolpito che ritraeva la veneranda persona, in atteggiamento benedicente il suo popolo. Quello fu un evento singolare per tutti i Celenzani accorsi, sotto la bufera di neve. Essi rimasero incantati dinanzi al loro Santo fatto di neve. Presto il loro stupore si trasformò in plauso e compiacimento, rivolto alla bravura e alle doti artistiche del giovane Donatino, come era chiamato in famiglia e dai compaesani stessi. All'età di tredici anni, fu avviato dal padre agli studi, presso le Scuole Medie Inferiori del Seminario Diocesano di Trivento (Campobasso), ove frequentò anche il Liceo Ginnasio e qui conobbe il compianto Mons. Andrea La Verghetta. L'inesorabile desiderio e bisogno di seguire la sua innata passione per l'arte, lo spinsero a trasferirsi al Liceo Artistico di Torino, ove conseguì il diploma. Nella stessa città, frequentò per tre anni l'Università di Architettura, e per la prima volta e con grande successo partecipò ad una mostra di pittura e scultura indetta dall'università stessa. Il suo lavoro scultoreo, risultò il migliore, tra tutte le opere degli altri giovani artisti universitari. Grazie allo studio assiduo e alla propria bravura, per il Franceschelli non fu difficile inserirsi negli ambienti culturali torinesi, Stinse un legame di amicizia con il Principe Umberto di Savoia che immortalò in un busto, poi a lui gentilmente regalato dall'artista abruzzese. Conobbe il Re Vittorio Emanuele che poserà anch'Egli al giovane artista; così la sua figura nobile ed austera sarà eternata da una statua in terracotta. Durante le sue frequentazioni nella famiglia reale è talmente colpito dalla nobiltà e dal fascino della principessa Maria Josè del Belgio, cosicchè la sua giovinezza e beltà saranno oggetto di una nuova, stupenda, vitale, opera scultorea. Riceverà dalla famiglia reale merito, plauso, ed una moneta d'argento con l'effige del Re d'Italia, quale ricordo del loro calore umano e regale. Tale moneta fu custodita a lungo gelosamente dall'artista che poi, purtroppo, egli donerà alla patria. Nel 1934 fece la conoscenza di Josephin Bacher, famosa ballerina francese, il cui volto viene racchiuso nelle linee decise, ferme, intagliate di un bassorilievo. Il volto della donna, fuor dal comune e lì, fermo e vibrante a farsi ammirare. L'opera è impressionante per l'impulsione prodotta dall'intensità dei giochi, dei sobbalzi e dalle linee da cui traspaiono la bellezza, la miticità della donna-personaggio come pure la sua composta sensualità d'arte. Anche Lei, Josephin Bacher, volle lasciare un segno della sua amicizia e del suo ringraziamento all'artista, apponendo la propria firma su una foto-documento, che noi di famiglia, conserviamo. Il Franceschelli nel 1937 tornò al suo paese natio, prese in moglie la giovane Fiorina Carusi e con lei si trasferì a Milano, ove nacque il loro primo figlio, Antonio. Durante gli anni di permanenza nel capoluogo lombardo, il giovane artista diede a tutti gli effetti inizio alla sua attività e produzione artistica: oltre ad una serie di studi riguardanti i plastici, eseguì anche sculture, oli su tela e disegni realizzati a penna con china ed a pastello. Tali "opere milanesi" gli valsero un ottima fama da meritare il gratificante compito di immortalare il grande maestro Arturo Toscanani, in occasione della sua morte. Infatti, fu incaricato dall'Ente della Scala e dal comitato organizzatore delle onoranze, di realizzare il busto del musicista che fu esposto in Galleria. Pregevoli ancora furono le realizzazioni di busti raffiguranti nuovamente il Re d'Italia ed il Duce, opere richieste dal Comandate del Corpo D'Armata, Generale Frattini. E' incaricato dalla Campari di creare un lavoro artistico, al fine di festeggiare la nascita di una loro nuova produzione: cosi presenta un bassorilievo a carattere mitologico in cui gli Dei dell'Olimpo si inebriano del "Giovin Campari", la nuova specialità milanese. Lo zio di Shirley Temple, conosciuta a Milano la fama dell'artista, immediatamente, prima del suo ritorno in Argentina vuole fare perpetuare dall'artista la prodigiosa fanciulla, sua nipote; così il Franceschelli realizza "la Shirley Temple in costume da marinaretto". In questo periodo, realizza tre bassorilievi raffiguranti la famiglia del Presidente americano Truman, opere realizzate su richiesta dell'Ambasciata americana. Sempre a Milano, lo ritroviamo come scultore e responsabile dei reparti di produzione, in alcune ditte d'artigianato d'arte. Ed è qui che si cimenterà anche per la prima volta, nella ceramica d'arte. Le realizzazioni effettuate furono tante, in diverse ditte ma purtroppo non abbiamo documentazione, rimane solo una piastrella in ceramica dai colori splendidi e delicati, raffigurante una giovane donna in costume abruzzese. Appartengono a questo periodo anche numerosi busti, pitture ad olio su tela, tempere, ancora piccole sculture e bozzetti di motivazione varia, soggetti sacri, mitologici ed ancora soggetti appartenenti al mondo animale e floreale. A proposito, i fiori che dovevano anch'essi essere creati, impegnavano di mala voglia l'artista, cosicché la moglie Fiorina provò lei a plasmare l'argilla tra le dita e con grande sorpresa, dalle sue mani cominciavano a nascere petali, foglioline, rametti, che andavano a comporre un fiore artisticamente bello, pieno d'amore e di sensibilità. Questi fiori finivano ad adornare i cestini, e le chiome delle fanciulle e delle damigelle, create dal marito artista. Laddove c'è un fiore, esso rappresenta una piccola di nostra madre che va ad aggiungersi «naturalmente ad una più grande opera del suo sposo artista. A Milano purtroppo, la guerra era sentita terrificante e disastrosa e la piccola famiglia dell'artista che trovava alloggio vicino alle industrie belliche, continuamente bombardate dai tedeschi, era costretta a vivere nei rifugi di fortuna. In questi luoghi bisognava provvedere al nutrimento del figlioletto Antonio, ancora lattante che piangeva, ma alla mamma Fiorina mancava il latte, allora inventarono la "puparella" un succhiotto fatto con un fazzolettino ripieno di zucchero e bagnato al vino, piccola invenzione domestica, con amore, dettato dalla necessità. Comunque appena fu possibile, lasciarono Milano. Nel treno, diretto verso l'Abruzzo, la mamma Fiorina, tenendo in braccio il figlioletto che piangeva. Era commossa perché lasciava Milano; la Milano che l'aveva formata, l'aveva maturata e lì era divenuta madre. La permanenza a Chieti che va dal 1940 al

1951 vede il Franceschelli circondato da un largo stuolo di amici che notando le doti dell'artista lo spronano e lo incitano allo scopo di produrre un florido e fecondo lavoro. Nel 1945, a Chieti trovò occupazione presso l'Ufficio Tecnico Erariale ed in questo periodo nasce il secondo figlio Raffaello. Nel 1948-49 lo ritroviamo impiegato presso la Sovraintendenza alle Antichità e Scavi di Chieti, ivi gli verrà affidato anche il compito di sovrintendere ai lavori di scavi e restauro dei Templi Romani di Chieti e tali lavori li dirigerà in missione anche a Pretoro, Fallascosa, a Poggiofiorito ed in altre località. I suoi lavori, di geniale intervento, Egli li documenterà su carta in tanti schizzi e disegni come era di costume presso questo organo competente, ove i suddetti sono custoditi. Proprio in questo anno nel 1949 la famiglia è felice dell'arrivo del terzo maschietto Franco di cui l'artista è fiero, viene così stimolato alla creazione di nuove sculture : il "neonato", "mio figlio","nudini maschili e femminili", "testine di fanciulli". Dalla giunta comunale gli viene affidato la realizzazione dello "Schiller". Dalla Camera di Commercio "il Pastorello". Dalla Provincia "il Mazzini". Dalla Scuola Industriale Luigi di Savoia i "tre busti dei fondatori della

 

                                   

Ung.  Giovanni De Luca                                       Comm.  Biase Mezzanotte                                         Ing.  Ettere Ripandelli

 

scuola stessa". Nel frattempo, il Franceschelli preparava la realizzazione dei quattordici "Pannelli della Via Crucis" destinata alla chiesa di Sant'Agostino, richiesti da Mons. Antonio Jannucci Arcivescovo emerito di Pescara: un lavoro grande e snervante in cui l'artista espresse tutta la sua maestria artistica. Sempre la stessa Chiesa viene arricchita da un'altra opera, questa volta pittorica, la tela (mt 3 per mt2) raffigurante "Sant' Agata con il guerriero" che sormonta l'altare minore della Chiesa stessa, in fondo a destra di chi guarda.

 

Questa biografia è stata fatta dal figlio di Giovanni: Raffaello Franceschelli, ginecologo dell'Ospedale di Chieti, attualmente in pensione

 

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